La storia del Cosmopolitan

Verso la fine degli anni Novanta a qualsiasi festa oppure bar, era d’obbligo ritrovarsi con una coppetta Martini riempita con del liquido rosa. Il suo nome era Cosmopolitan. Il “Cosmo” divenne in poco tempo un cocktail di tendenza, associato proprio agli anni Novanta, anche se solo nel 2004 venne inserito nella codifica IBA.

Ma il Cosmopolitan non era solo un drink “del momento”; ha avuto anche un impatto significativo sul nostro modo di bere e sulla cultura del cocktail in generale. Il Cosmopolitan legò il suo nome alla musica del tempo, con band come The Strokes, The Yeah Yeah Yeahs e The Hives.

L’origine esatta del Cosmopolitan è confusa, si sa solo che fino alla degli anni Ottanta vi era un drink simile, ma con nome diverso. Si chiamava Daisy ed era composto da un distillato e da altri ingredienti come il succo di mirtillo.

Una indizio arriva dal 1968, quando si cercò di commercializarre il succo di mirtillo rosso verso un pubblico adulto (fino a quel momento era una bevanda per bambini). Nacque così un drink chiamato “Harpoon” (Arpione). L’Arpione era formato da un’oncia di vodka, un’oncia di succo di mirtillo rosso e una spremuta di lime. La ricetta si avvicinava al Cosmo, ma mancava ancora qualcosa: la dolcezza del Cointreau.

A chi è venuta l’idea di miscelare mirtilli rossi, lime, Cointreau e vodka fino a farlo diventare un drink? E’ probabile che sia venuta fuori da due luoghi della cultura gay: Miami Beach e Provincetown, MA. Secondo James Winter, autore di Who put the Beef in Wellington?: 50 Culinary Classics, Who Invented Them, When and Why, è stata Cheryl Cook, una barlady che lavorava a South Beach negli anni ’70. E’ stata la sua risposta ai clienti che cercavano un drink comunque sofisticato, ma più dolce rispetto a un Martini tradizionale. Pertanto ha creato un drink usando vodka al limone e triple sec insieme a succo di lime e mirtillo rosso per dargli una bella tonalità rosa. Il problema è che non si ha certezza del fondamento di questa storia.

 Questo perché più o meno nello stesso periodo in cui Cheryl Cook stava inventando il Cosmo, a Miami, un bartender di nome John Caine stava sperimentando qualcosa di simile a Provincetown. Anche questo avrebbe senso, poiché come racconta Winter nel suo libro, Provincetown si trova nei pressi di una delle principali regioni dove si produce mirtillo. Quindi usare il succo nel suo cocktail sarebbe naturale per Caine. Quando Caine lasciò Provincetown per San Francisco, prese il drink con sé, dove divenne popolare nell’ambiente gay.

Ristorante The Odeon


Tuttavia per entrambi le storie non vi è certezza che siano all’origine del Cosmopolitan. Forse  semplicemente perché il drink non è mai realmente uscito dalla sottocultura gay in cui era famoso. Oppure perché qualcun’altro l’ha realizzato e l’ha reso famoso. Arriviamo così al 1987 quando un barman di nome Toby Cecchini preparò il drink mentre lavorava nel famoso Odeon nel quartiere Tribeca di Manhattan.

Non è difficile capire perché The Odeon sarebbe il luogo prescelto per la nascita del Cosmopolitan. Negli anni ’80 e nei primi anni ’90, l’Odeon era uno dei ristoranti alla moda di Manhattan. Le feste del cast di Saturday Night Live si tenevano spesso al ristorante, e celebrità, modelle, addetti ai lavori erano a stretto contatto con shaker e bevute. È stato il ristorante a rendere famoso Keith McNally – proprietario di Balthazar, Pastis e Minetta Tavern – ed è qui che molti buongustai lo hanno incontrato per la prima volta. Mentre il ristorante non ha più il drink nel menu, anche se ci è stato detto che lo prepareranno su  richiesta, hanno una variante chiamata Ginger Martini, che richiede anche la vodka Citroen e Cointreau, ma succo di limone al posto del lime e zenzero anziché mirtillo.

Da The Odeon il drink poi si è diffuso in tutta la città, finché non arriva al The Rainbow Room, un ristorante sciccoso di New York. Qui viene fotografata Madonna mentre  lo beve durante un Grammy after party. Con l’approvazione di Madge, il cocktail si diffonde tra le celebrità, fino a quando un programma televisivo di grande popolarità non ha deciso di renderlo il drink più bevuto dai suoi personaggi.

Sex and the City è stato un fenomeno televisivo che ha lanciato numerose mode, dalla ossessione per i cupcakes fino alla ricerca scarpe e borse firmate. Ed ovviamente il Cosmo, che nella seconda stagione televisiva fa il suo debutto durante l’episodio 19, quando Samantha lo ordina in un bar. Il cocktail è apparso più volte durante lo spettacolo, diventando un fenomeno di costume (e di emulazione).

I barman hanno iniziato a odiare il cocktail per gli stessi motivi per cui lo adoravano quando è stato creato per la prima volta: era troppo semplice. Volevano sfidare le persone con sapori e consistenze, non servire un drink facile da preparare. Proprio come il Cosmo iniziò in piccole sottoculture beventi, questi gruppi alla fine avrebbero portato alla fine del cocktail.

Mentre Sex and the City stava promuovendo il drink rosa verso le masse, Sasha Petraske, stava aprendo il leggendario Milk & Honey nel Lower East Side di Manhattan. Un luogo dove i bartender si dilettavano a creare drink anche con prodotti homemade. Da qui nacque poi una nuova tendenza di preparare drink…ma questa è un’altra storia.

Fonte: Vinepair

Per approfondire: sono ben 5 i titoli che completano la prima collana in italiano sui cocktail ufficiali dell’IBA, dagli anni Sessanta ad oggi

I volumi sono editi dalla Sandit.

Attualmente sono disponibili I primi 50 cocktail IBA e i 77 Cocktails IBA. In autunno usciranno gli altri tre testi.