Barflies e cocktail in italiano

Il celebre Harry’s New York Bar di Parigi è entrato nell’immaginario collettivo anche grazie alla letteratura, come nel romanzo di Ian Fleming del 1960, Licenza di uccidere. Nel testo, l’agente 007, per raggiungere il locale, doveva semplicemente pronunciare al tassista la frase in gergo: “Sank Roo Doe Noo” (una storpiatura di Rue Daunou).

Questo indirizzo divenne anche la “trappola principale” (il quartier generale) della International Bar Flies (I.B.F.), un’associazione fraterna e segreta fondata nel 1924 per volere di Harry MacElhone e O.O. McIntyre.

Il testo fondamentale di questa organizzazione è il manuale “Barflies and Cocktails”. Questo volume non è solo un ricettario, ma può essere considerato la vera e propria “bibbia” della I.B.F., in quanto:

  • Contiene le notizie sulla nascita dell’associazione e le sue bizzarre regole di ammissione.
  • Presenta una notevole lista delle “trappole” (i locali aderenti) e dei loro bartender.
  • Elenca oltre 500 associati tra cui spiccano nomi leggendari come Fernand Petiot, Frank Meier e Robert Vermeire.

La parte più interessante e duratura del testo è quella dedicata alle bevande miscelate. MacElhone non si limita a elencare i drink, ma ne riporta cenni storici e ne descrive i creatori.

Il manuale celebra cocktail iconici come il Bijou Cocktail e il suo decano, Harry Johnson. Viene citato l’Olympic Cocktail di Frank Meier e inoltre sono presenti classici intramontabili come il Daiquiri, il Monkey Gland e il White Lady.

Il testo è inoltre una delle fonti storiche primarie per il Boulevardier Cocktail (un mix di Vermouth, Campari e Bourbon), e tanti altri.

Tradotto per la prima volta in italiano, è un volume imperdibile per gli appassionati del bartending classico e della sua storia. Buona lettura.